Tutte Le Lettere Per Rossana

R. Sì, ma se l’articolo 18 è un simbolo, il matrimonio è un sacramento, ossia cuore della fede e della pratica della fede. Ci sono poi le risposte date nel marzo scorso al vaticanista polacco Wlodzimierz Redzioch, che aprono il libro Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano, edito da Ares in vista dell’allora imminente canonizzazione. In questa occasione, Benedetto https://gestudiosmultimedia.com/bonus-di-unique/ XVI ha richiamato in particolare l’enciclica Veritatis Splendor sulle questioni morali e la dichiarazione Dominus Iesus del 2000 “sulla unicità ed universalità della redenzione di Gesù Cristo e della Chiesa” e ha raccomandato di approfondirne i contenuti. E così non si limita alla preghiera e al sacrificio.

D’altra parte i cattolici dovrebbero sapere che la teologia divorzista ebbe origine nel secondo millennio, quale frutto della capitolazione della chiesa bizantina, sottomessa alle pretese degli imperatori, che in qualche modo anticipavano la politica di stampo ghibellino e ultimamente laicista e iniziatico. Restano dalla parte di Francesco solo il clero invecchiato e in particolare quello germanico, espressione di una Chiesa in disfacimento, puntellata solo dalle enormi ricchezze del Kirchensteur. Questa volta, perfino i Francesi sono passati coi conservatori e l’asse renano, che tanto danno fece al Concilio, non esiste più. I sudamericani sono con Bergoglio; ma i nordamericani, abituati a lotte con la politica sulla morale familiare, per non parlare di africani e asiatici, molto conservatori su questi temi, sono sul piede di guerra. In questa serie di fatti compiuti, la prima relatio della settimana, scritta da monsignor Bruno Forte prima del Sinodo, avrebbe dovuto essere un passo abbagliante. Tutti a Roma sapevano che Francesco conosceva, aveva letto e approvato tale pubblicazione.

Solo astrattamente possibile che un sacerdote operi sulla base di una sua semplice percezione di Dio. Di fatto egli agisce dentro una comunit istituzionalizzata da Cristo stesso, la chiesa. Il che gli d garanzia e sicurezza, ma pu talora generargli anche qualche difficolt.

“Non è Francesco” lo abbiamo comprato – a bella posta – proprio in una libreria delle Paoline, a Roma, quella con vista sulla protobasilica di san Giovanni in Laterano. A richiesta, il volume è stato estratto dal buio di un cassetto e impacchettato. L’onore degli scaffali, per non parlare della vetrina, gli è però negato. Al contrario di quanto accade, per esempio, per l’opera omnia di padre Anthony De Mello, gesuita convertito a un sincretismo entusiasta e grottesco, già dal 1998 giudicato dalla Congregazione per la dottrina della fede molto lontano “dai contenuti essenziali della fede cristiana”.

Rossana non era solo la ragazza del secolo scorso, il suo pensiero era avanti di decenni e spero che possa ancora far nascere germogli nelle menti nostre e delle nuove generazioni. Un abbraccio a tutto il collettivo del Manifesto. Il centro culturale milanese, appena trasferito nella nuova sede di via Borgogna, allora un semplice scantinato nel cuore di Milano, dopo tre anni di impasse e di silenzio recuperò rapidamente un ruolo prestigioso nel dibattito pubblico milanese e italiano. Sotto l’abile regia di Rossanda cominciarono a scendere le scale di via Borgogna i più prestigiosi studiosi progressisti di Europa e si incrociarono le voci di tutti gli esponenti della sinistra e del mondo laico. Apertura, curiosità, sguardo critico sommati a rigore scientifico e passione ideale diventarono rapidamente il tratto distintivo della Casa della Cultura milanese. In un’epoca di conformismo e di rigidità ideologiche in Casa della Cultura si parlava un altro linguaggio e la città reagiva sorpresa, incuriosita e affascinata.

Fu un’operazione penetrante, condotta da Rossanda con mano ferma e duttile al contempo, Qualcuno, che visse quella stagione, in una riflessione retrospettiva, ha detto che quegli anni di direzione della Casa della Cultura furono “il capolavoro” di Rossanda. Anche perché non si esaurì e non si interruppe quando Rossanda venne chiamata a Roma a dirigere la Commissione culturale del Pci. Il prestigio accumulato negli anni di direzione di Rossanda aiutarono la Casa della Cultura a superare tante prove successive. Con la scomparsa di Rossana Rossanda non abbiamo perso solo una fine intellettuale, una grande firma del giornalismo e della cultura, come spesso si usa e si abusa dire. Con Rossanda esce di scena un mondo e un modo di guardare ai fatti.

Ovviamente il linguaggio è il carro su cui si trasportano le idee. E queste, che sono poche, senza luce di pensiero e quindi senza speranza di produrre alcunché di buono, segnano perfettamente il cammino suicidario della società e di questa Chiesa mimetica. Nell’intervista papa Bergoglio si scaglia poi duramente contro il “liberismo selvaggio”, ma non pronuncia parole di condanna verso il comunismo e neanche verso la teologia della liberazione .